sesso anale Brutal con una ragazza di 18 anni

9K
Share
Copy the link

solopornoitaliani Come tutte le mattine Eleonora era sul treno che l’avrebbe portata nella città dove lavorava. Come al solito faceva già caldo anche se era mattina ed indossava una minigonna leggera leggera e sotto non portava mutandine, come accadeva molto spesso. Tra l’altro stando seduta in treno la gonna già corta le era salita ulteriormente lasciando scoperte le sue belle cosce. Eleonora amava vestirsi provocante anche se ciò lo giustificava per il caldo ma in realtà sospettavo che fosse per il fatto che aveva un marito che non la considerava molto, non la valorizzava, non esprimeva mai quanto fosse carina ed invitante. Quindi cercava costantemente delle conferme sul suo aspetto esteriore nello sguardo degli altri uomini, le piaceva sentirsi desiderata ed ammirata. Anche se erano diversi anni che lei aveva una storia importante con Lory, che l’adorava e che non si stancava mai di dirle quanto la trovasse bella e arrapante, ancora non aveva perso l’abitudine di vestirsi provocante. Tra l’altro lei era una grandissima porca, le piaceva da morire il sesso in tutte le sue forme, con il suo amante faceva di tutto, le piaceva eccitare gli uomini con il suo abbigliamento e la precedente esperienza con un’altra coppia l’aveva ancora di più resa depravata e perversa. Eleonora, nonostante i suoi 39 anni, aveva un fisico longilineo, belle cosce, bel culo, un bel visino ed una voce da bambina. Quel giorno sul treno, sul seggiolino davanti al suo, c’era un bel ragazzo sui 25 anni, carnagione scura, occhi azzurri, fisico muscoloso sotto la maglietta aderente nera ed aveva un bel sorriso. Eleonora aveva già notato più volte che il ragazzo, insistentemente le guardava le cosce ed in mezzo ad esse e lei da troia calda che era si era eccitata non poco a quegli sguardi sfacciati, tanto che sentiva già un calore intenso salirle dal basso ventre e la sua micina era già notevolmente bagnata. Inoltre il ragazzo non perdeva occasione di strusciare il suo ginocchio alle gambe messe in bella mostra e lasciate appositamente aperte. Dopo poco il ragazzo attaccò discorso con una scusa banale e dall’accento lei capì che non era italiano, infatti si chiamava Paulo ed era cubano. Eleonora notò che sotto i pantaloni leggeri Paulo si era eccitato per tutta la situazione dato che si vedeva un notevole rigonfiamento all’altezza della patta. Quella vista fece aumentare la sua già notevole eccitazione e la sua mente porca già immaginava situazioni molto positive. Arrivati alla stazione entrambi scesero dal treno e, mentre si salutavano, il ragazzo a sorpresa le stampò un bacio appassionato che lasciò senza fiato Eleonora. Dopo di che Paulo, prendendola per mano, le disse che aveva voglia di lei e che l’avrebbe portata in un posto che conosceva lui lì vicino alla stazione. Eleonora, pensandoci su per qualche secondo, accettò ben volentieri e, telefonando in ufficio dicendo che non sarebbe andata al lavoro, si incamminò con il bel ragazzo calda, eccitata e piena di scopo mia madre aspettative porche. Il ragazzo cubano la portò in un vecchio stabile abbandonato dove le spiegò che viveva abusivamente dato che non aveva il permesso di soggiorno. Eleonora rimase perplessa quando vide l’entrata vecchia e sudicia ed ebbe un po’ paura, ma la vista del sorriso invitante di Paulo le fece superare ogni perplessità e non vedeva l’ora di prendere ovunque dentro di se il pene del bel cubano e di godere come una vacca in calore. Entrarono in uno stanzone dove c’erano vari materassi sudici per terra ed a quella vista Eleonora fu ripresa dai dubbi e fu un po’ nauseata da quell’ambiente veramente schifoso ma quando sentì le mani di Paulo che le strizzavano il capezzolo e che si erano insinuate sotto la gonna a toccare il suo sesso fradicio e già aperto, il suo istinto da troia e da animale in calore prese il sopravvento. Subito aprì la patta dei pantaloni ed estrasse una verga già in tiro di dimensioni ragguardevoli che sparì velocemente nella sua bocca avida, inebriandosi del sapore e dell’odore di maschio che sentiva. Eleonora pensò per un momento al suo “amore” Lory ed ebbe un minimo di rimorso ma esso scomparve subito al pensiero che quello che stava facendo era sesso puro da femmina ed animale in calore e lei non stava togliendo nulla al suo adorato uomo. Il ragazzo la scostò ed entrambi in un baleno furono nudi. Poi la buttò su un materasso e lei si mise a pecorina da vera cagna e lui la penetrò da dietro molto facilmente vista la notevole eccitazione che colava giù sulle cosce dalla vagina aperta e vogliosa. Lei emise un verso animalesco quando si sentì riempita dal fallo del ragazzo e con uno sguardo da drogata del sesso guardò il ragazzo che la scopava violentemente e gli disse:“dai porco sfondami la fica! Sono la tua zoccola e puoi farmi quello che vuoi! ” Il ragazzo si fermò e la donna ci rimase male lì per lì, ma quando capì che stava puntando la sua cappella al buchino dietro allora lo incoraggiò aprendosi con le mani le natiche e dicendo“Sììì dai anche il culo! Sfondamelo!!! Fammi un clistere di sborra! ” A quel punto sentirono una vociona che disse:“Mmmmm che bella scena!!! Guarda Paulo come si sta divertendo con una scrofa bianca! ” Eleonora si girò e rimase paralizzata dalla paura perché non si era accorta, presa come era dall’inculata, che nella stanza erano entrati 5 senegalesi di cui 2 enormi ed uno vecchio, di età comprese tra i 20 ed i 65 anni. Paulo ridacchiando spiegò che loro erano i suoi compagni di stanza e con loro aveva sempre diviso tutto … ma proprio tutto tutto! Eleonora terrorizzata cercò allora di alzarsi dal materasso lurido ma 5 paia di manone la ributtarono e la trattennero lì dove era. Il più vecchio che doveva essere il capo disse:“Eh no bella! Adesso devi farci divertire tutti altrimenti di qua non te ne vai! ” Detto questo i cinque uomini si spogliarono ed Eleonora vide che avevano degli uccelli di notevoli dimensioni anche se mezzi mosci, specialmente il senegalese più grosso, tutto rasato e con tatuaggi sparsi per tutto il corpo aveva tra le gambe una bestia veramente enorme. Subito lei si ritrovò i cinque cazzoni davanti alla bocca per essere spompinati e lei fu presa da conati di vomito per la puzza di sudore, urina e sudicio che emanavano quei membri neri. Intanto Paulo aveva ripreso a incularla selvaggiamente e 5 paia di mani la toccavano ovunque e la spinsero senza pietà a ingoiare e leccare ogni cazzo. Eleonora non poteva resistere a lungo a quel trattamento molto porco e dopo un po’ l’eccitazione vinse lo schifo e la paura e cominciò a collaborare senza bisogno di essere forzata. Iniziò a leccare voracemente quei testicoli neri e grossi e fece un bidè di saliva ad ognuno di loro e nel frattempo con un grugnito Paulo scaricò il suo seme caldo nel culo da favola di Eleonora che ebbe un orgasmo fortissimo. I neri la sfottevano pesantemente:“guarda questa troia come ci ha preso gusto! Guarda che vacca! Scommetto che non ha mai goduto tanto! Dai scrofa che hai trovato dei veri uomini per farti godere come si deve! ” Uno di loro prese subito il posto di Paulo nel suo culo ed inizio a pomparla violentemente, dandole anche degli schiaffi forti sulle natiche e mandandola ad ingoiare ancora di più il cazzo che aveva in bocca in quel momento, facendole aprire la bocca a dismisura e quasi affogandola. Mentre il più giovane la inculava un altro senegalese si piazzò sotto di lei e le infilò il suo pene grosso e nodoso nella sua fichetta aperta e bagnata. Eleonora non capiva più niente, si sentiva aperta in tutti i suoi buchi come non mai, si sentiva troia e le sensazioni erano talmente intense che aveva orgasmi molto frequenti. La sottile membrana che separava la sua vagina dall’ano le faceva sembrare come se avesse un unico buco aperto con 2 uccelloni dentro, muoveva il bacino per adattarsi alle spinte e per godere al massimo di quella doppia penetrazione. Dopo un po’ di questo trattamento i 2 senegalesi le riempirono fica e culo di sborra calda. Eleonora aveva il culo in fiamme per gli schiaffi e le inculate ma aveva goduto da matti. Il capo ebbe un’idea: fece mettere 2 ragazzi distesi in modo che avessero i loro cazzoni neri vicini ed attaccati ed a quel punto sollevarono Eleonora di peso e la calarono con la fica sui due cazzoni che, tenuti uniti, piano piano si infilarono centimetro per centimetro nella vagina aperta oscenamente. Eleonora urlò dal dolore ma ciò non fermò questo trattamento ed anzi la spinsero ancora di più a squartarsi su quel doppio palo di carne. Eleonora piangeva per il dolore ma poi i testicoli dei due negri arrivarono a sbattere sulle grandi labbra, da ciò lei capì che inspiegabilmente la sua vagina era riuscita a prendere tutta quella massa di carne calda e pulsante. Lasciarono che lei si abituasse internamente a quella massiccia intrusione e lei piano piano iniziò a muoversi su e giù e gradualmente un lieve piacere si andò a sostituire al dolore lancinante. Man mano che cavalcava le sensazioni iniziarono a farsi eccitanti, mai provate e la portarono all’ennesimo orgasmo che la fece urlare come una bestia ferita. Quando si tolsero da dentro di lei aveva la fica rossa, aperta come un tunnel e sentiva tutti i muscoli doloranti ed indolenziti e colava una quantità notevole di sborra e umori ficali. Il vecchio le mise la cappellona sudicia e puzzolente davanti alla bocca di Eleonora e lei come in trance iniziò a leccarla tutta, facendo scorrere la lingua lungo l’asta, ma senza riuscire a prenderla in bocca perché era troppo grossa e leccando le palle nere. Eleonora si rieccitò di nuovo nel leccare quella bestia di carne perché si sentiva troia, sudicia e le sembrava di stare facendo un pompino ad un animale e quella sensazione era resa ancora più vera dal fatto che quel cazzo e tutto il corpo puzzava molto. A quel punto il vecchio la fece mettere nuovamente a pecorina e lei obbedì meccanicamente. Il vecchio le puntò la cappella sul buchino dietro precedentemente dilatato dalle inculate varie. Eleonora cercò di liberarsi ma fu tenuta ferma dagli uomini presenti e il vecchio con un colpo ben assestato le entrò tutto in culo, facendola urlare in maniera disumana per il dolore tremendo sentendosi squartata da quel palo enorme di carne. Tra l’altro un rivolo di sangue cominciò a colarle lungo le cosce ma ciò non fermò e non rallentò la furia dell’inculatore che anzi proseguì con maggiore foga, le tirava anche degli schiaffi nelle natiche facendola violentemente sussultare ad ogni colpo ricevuto e la insultava dicendo:“dai puttana prendi un vero cazzo in quel tuo culetto da donna bianca viziata! Dai troia guardati come sei vacca! è insaziabile!!! Voglio arrivarti in gola! ” Eleonora piangeva ma anche stavolta, come era avvenuto, per il doppio cazzo nella fica, la sua natura di zoccola prese il sopravvento e piano piano iniziò a provare piacere ed inizio a dire frasi oscene:“Sii maiali sono la vostra troia in calore! Potete farmi quello che volete! Dai maiale nero spaccami per sempre il culo! Sguazza nella mia cacca! Non ti fermare! Sono la tua cagna! ” Dopo di che ebbe con un orgasmo devastante che la lasciò senza fiato e senza forze. Il nerone allora tolse il suo cazzo dal buco di culo che rimase aperto oscenamente e che sembrava una caverna immensa e glielo mise davanti alla bocca obbligandola a leccare tutto il sapore degli intestini e dopo essersi masturbato le sborrò come un cavallo nella bocca aperta della donna obbligandola a bere tutto. Lei ebbe dei conati di vomito che suscitarono le risa degli uomini presenti e le costarono degli schiaffi molto forti che annullarono completamente quel briciolo di volontà e dignità che ancora le era rimasta. A quel punto i senegalesi decisero di divertirsi ulteriormente con lei ed uno di loro prese ad infilare tutte e cinque le dita della mano nella fica aperta che le ingoiò e fece entrare anche tutta la mano dentro fino al polso e che l’uomo cominciò a roteare dentro. Eleonora, oramai completamente in balia di quei porci, non oppose la minima resistenza e, se anche sembrava impossibile, incominciò a godere nuovamente. Il senegalese tolse la mano dalla fregna con un sonoro “plop” e il nero più grosso decise di provare ad infilare una sua mano enorme nel culo oramai dilatato e lubrificato dalla sborra delle inculate precedenti. Eleonora ricominciò a piangere in silenzio per il dolore mentre la mano lentamente entrava facendosi largo tra le carni martoriate da tanto sesso ricevuto. Gli altri ridevano e si masturbavano davanti a quello spettacolo della donna bianca a pecorina che veniva sodomizzata da un braccio enorme che sembrava una trave. Sembrava impossibile che il suo budello di carne potesse contenere un braccio di tali dimensioni. In quella mistura lurida che c’era nel culo di Eleonora, il braccione cominciò a scorrere sempre più velocemente e sempre più a fondo, quando una mano usciva subito ne entrava un’altra. Il nero le ruotava dentro la mano e la spingeva ed il culo di Eleonora era sempre stimolato e sempre spanato ed anche in quel frangente lei venne urlando il suo dolore ed il suo piacere da maiala lercia. Alla fine, a turno, tutti e sei gli uomini sborrarono sul corpo di Eleonora riducendola ad un ammasso di sperma caldo che lei leccò avidamente come un’invasata. Poi per completare l’opera, dopo altri schiaffi violenti sul culo, tutti e sei gli uomini presero a pisciare addosso e dentro tutti i buchi aperti di Eleonora usandola come cesso e dicendole:“Dai troia adesso ti ripuliamo con la nostra piscia! ”“Sei una lurida scrofa e ti affoghiamo con la nostra piscia”“Dai cagna lecca lecca tutto e bevi tutto il nostro nettare”“Guarda in che stato ti rimandiamo a casa da tuo marito”Sei degna solo di bere la nostra urina. Eleonora ubbidientemente tenne la bocca aperta bevendo avidamente tutta quell’urina che le veniva somministrata e li guardava grata per quel trattamento così porco. Eleonora aveva ormai la pancia piena di sborra e piscia e si addormentò per lo sfinimento. Quando si risvegliò sentì delle sensazioni piacevoli sui suoi capezzoli, che nel frattempo erano diventati turgidi ed aprendo gli occhi vide una donna di colore sulla trentina, con un fisico statuario che le stava leccando il seno e tutta la sborra rappresa. Le disse di chiamarsi Wanda, di essere senegalese e di essere la donna di uno dei cinque neri che l’avevano presa in maniera così brutale. Le disse anche che voleva darle un po’ di dolcezza dopo tanta violenza e che sinceramente vedere una donna bianca in quelle condizioni oscene e piena di sborra l’avevano eccitata rendendola così audace e vogliosa di lesbicare. Eleonora, che aveva già avuto un’altra esperienza con una donna, distrutta da tanta violenza maschile accettò volentieri quelle tenerezze e nonostante che la donna puzzasse molto, oramai assuefatta a tutte quelle sensazioni forti e schifose che si erano tramutate in stimoli sessuali, iniziò pure lei a leccare avidamente la donna nella sua fica aperta ed invitante e continuando pure sul buco di culo. Le due donne si scatenarono in un classico sessantanove, mentre si ficcavano reciprocamente tutte le dita nell’ano oramai dilatato fino all’inverosimile e ognuna bevve avidamente il succo del piacere dell’altra al momento dell’orgasmo. Eleonora, che camminava oramai a gambe larghe, si rivestì ed uscì da quel luogo di sesso bestiale e sfrenato e mentre usciva ripensò all’esperienza devastante appena provata e si rese conto di quanto lei fosse troia, zoccola e zozza dato che, nonostante lo schifo ed il dolore tremendo provati, aveva goduto come una vacca in calore. Si rese conto di quanto le piacesse il sesso in tutte le sue forme e di quanto lei oramai fosse senza limiti e pensò che poteva sfruttare proficuamente questa sua troiaggine e cioè lasciare il lavoro che la vedeva faticare e fare la pendolare tutti giorni per una stipendio molto misero per iniziare invece a scopare facendosi pagare molti soldi e godendo come una matta ed il tutto ovviamente all’insaputa del marito freddo e stronzo e del suo “amore” Lory che avrebbe sempre amato nonostante la sua futura attività di puttana, tanto il suo cuore era solo per lui e lei avrebbe venduto ed usato per il proprio piacere il suo corpo di troia eternamente in calore. Eleonora aveva finalmente capito quale fosse la sua vera “vocazione” e ridendo e fantasticando tornò verso la stazione e verso il suo treno. FINE